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Elena Tramacere

Biologa Nutrizionista

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CIBO ED EMOZIONI

15 Nov 2017

“ma io non mangio tanto, è che spilucco per noia”

“si, ma io non posso dire a tutti “sono a dieta, non vengo” perchè poi sembro noiosa e mica posso chiudermi in casa”

“mangiare mi fa sentire serena. Non me ne rendo neanche conto quando ho finito il pacchetto di patatine”

“io sono bravissima a colazione e a pranzo, ma quando torno a casa sarei capace di mangiare anche Lei”

 

Cos'hanno in comune tutte queste FREQUENTI affermazioni? Sono tutte mosse da EMOZIONI.

Che sia noia, ansietà, felicità, tristezza, stanchezza, spesso le emozioni influenzano il nostro rapporto col cibo.

Sono anche una delle maggiori cause di fallimento delle diete, lo sapete?

Perchè per andare avanti si ha bisogno dei risultato. Del numerino sulla bilancia che ci dica “brava, hai fatto bene” . E poco importa se il peso è rimasto un po' bloccato, ma abbiamo perso centimetri e ci sentiamo meglio, perchè se il numero dice il contrario allora ci si sente immediatamente gonfi.

O colpevoli.

Chiedo sempre a inizio visita di controllo “come si sente?” e la risposta cambia prima e dopo il peso a volte.

 

Perchè le emozioni influenzano così tanto il nostro modo di vederci, di sentirci e di mangiare?

Intanto dovete sapere che non siete soli: tutti, bene o male, abbinano al cibo particolari emozioni.

Anche io quando andavo all'università tornavo con la voglia di mangiare metro, treno e bicicletta che mi avrebbero portato a casa.

Il trucco sta nell'ingannare il tempo.

 

Dopo una lunga giornata a lavoro quando si arriva a casa si ha subito quel senso di calore, di rilassatezza, di “ohhhh, finalmente”.

E spesso non è questione di fame, ma di noia o abitudini: siamo abituati a far così, non abbiamo nulla da fare fino alla cena. Anche se non abbiamo veramente fame se abbiamo fatto la merenda poco prima.

La percezione del senso della fame ormai si è perso.

Se vi chiedessi quand'è l'ultima volta che vi siete sentiti davvero affamati cosa mi direste? Ma davvero, non che vi ricordavate di aver la nutella nel cassetto e quindi è venuta voglia.

 

A proposito di nutella. Oltre che per noia, si mangia anche per tristezza.

“Osvaldo mi ha lasciato” e via libera a gelati o schifezze. Perchè il dolce ci fa sentire appagati. Come se anche la vita si potesse addolcire insieme a quel barattolone di gelato al biscotto.

Poi però si fanno i conti con sé stessi, per rendersi conto che il carboidrato ha riempito il vuoto dei fianchi, non di Osvaldo.

 

Infine, siamo abituati a mangiare per mantenere la vita sociale. Se ci si ritrova con amici/parenti è sempre per mangiare.

“ci prendiamo un caffè?”

“colazione fuori?”
“sushi? Hamburger? Giropizza?”

Ma lo sapete che ci si può anche trovare per una passeggiata?

 

Quindi eccovi 5 rimedi pratici per evitare di ricadere nella “fame-senza-fame”

  1. Programmare. La giornata alimentare non va improvvisata. Se sapete che il momento critico della giornata è al ritorno da scuola/lavoro, tenetevi lo spuntino per quella fascia oraria.

  2. Dispensa organizzata. Se non resistete al gelato, non compratelo. E se i figli vi diranno “mamma ma io non sono a dieta!” rispondete “no, ma mangi sano come me”. Le vostre abitudini sono le loro, ricordatevelo!

  3. No al tempo libero! Non sono pazza, ma se sapete che la noia fa da padrona nel vostro tempo libero, trovatevi un hobby (o meglio, uno sport!) che vi permetta di non stare sempre a gironzolare tra divano-frigo-frigo-divano.

  4. Non capite perché

     

     state ingrassando se non mangiate tanto? Tenete un diario alimentare dove segnate giorno per giorno (SINCERI!) quel che mangiate. A volte vi sorprenderete da soli di quante cose siete riusciti a mangiare.

  5. Vi sfido: organizzate una rimpatriata con amici che non vedete da tempo per andare a fare una passeggiata al parco, respirare la natura, osservare i suoi colori e tenere la bocca aperta solo per meravigliarvi.
    E parlare di Osvaldo.

 

In ultimo, non ho voluto affrontare i disturbi del comportamento alimentare in questo articolo, perché richiedono un'attenzione maggiore ed in quel caso non si può generalizzare come in questo.

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